CIAK, SI TAGLIA!

Rassegna sulla censura nel cinema

Ciak, si taglia!

Auditorium Biblioteca Loria

I POSTI SONO PRENOTABILI A QUESTO LINK: https://www.comune.carpi.mo.it/prenota.../festivalfilocarpi/

Il concetto di Censura lo si ritrova laddove la libertà e volontà artistica di espressione incontra l’intenzione governativa di controllo. La pratica censoria ha sfiorato la letteratura, il teatro, la pittura, senza dimenticare, inevitabilmente, il Cinema.

La Censura cinematografica nasce quasi contemporaneamente alla diffusione, in Italia, della Settima Arte e precisamente con il Regio Decreto n. 532 del 31 maggio 1914, attraverso cui viene approvato il regolamento per l’esecuzione della Legge Facta, fissando, così, la fisionomia dell’ordinamento censorio nazionale.

Le richieste di tagli, le pecette, i sequestri, finanche gli arresti si collocano all’interno di un dialogo continuo tra l’industria cinematografica e le Istituzioni. Ogni nazione, nel corso della sua storia più o meno democratica, ha conosciuto la severità di organi censori, di volta in volta attenti ad impedire la circolazione di scene o interi film giudicati offensivi per la morale, pericolosi per l’ordine pubblico, blasfemi o non politicamente allineati.

Se da una parte è stato più spesso il cinema a piegare il capo, dall’altra è stata proprio l’impossibilità di trattare determinati argomenti a far nascere un linguaggio cinematografico altro, allusivo, ellittico, poetico.

 

Venerdì 17 ore 21.00

Le libertà del cinema
Dalla censura alle nuove regole dell’Academy sull’inclusione e la diversità

Incontro con il critico cinematografico e conduttore radiofonico Federico Bernocchi

Federico Bernocchi, autore e conduttore radiofonico, giornalista e critico cinematografico, su Rai Radio2 ha condotto dISPENSER, Canicola e MeAnzianoYouTubers, Ovunque6. Ha scritto per Wired, GQ, Rivista Studio, Vogue, Panorama e Grazia. È tra i padri fondatori del sito pluripremiato I 400 Calci – La Rivista di Cinema da Combattimento.

 

a seguire

Ultimo tango a Parigi - V. M. 18

di Bernardo Bertolucci (Italia, 1972, 124’)

Il 30 dicembre 1972 il film fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”, e successivamente cominciò un iter giudiziario che portò il 2 febbraio 1973 a una sentenza d’assoluzione in primo grado; a seguito di ciò il film venne dissequestrato e proiettato nelle sale italiane e internazionali. Una prima condanna s’ebbe nel secondo processo d’appello (il primo, sempre con sentenza di condanna nel giugno del 1973, era stato annullato per un vizio di forma) il 20 novembre 1974, e il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione condannò la pellicola alla distruzione; nella sentenza il produttore Alberto Grimaldi, il regista Bernardo Bertolucci – entrambi difesi dall’avvocato Francesco Gianniti – lo sceneggiatore Franco Arcalli e Marlon Brando vennero condannati a due mesi di prigione con la condizionale (pena poi sospesa). Furono salvate fortunosamente alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale, da conservare come corpo del reato. Per il regista ci fu una sentenza definitiva per offesa al comune senso del pudore, reato per il quale fu privato dei diritti politici per cinque anni e fu condannato a quattro mesi di detenzione (pena poi sospesa).

Nell’ottobre 1982 la pellicola fu proiettata a Roma durante la rassegna cinematografica “Ladri di cinema”: il fatto costò agli organizzatori una denuncia. Questi, però, furono assolti nel processo penale che li vide imputati, e l’opera non fu più considerata proibita. Con il trascorrere del tempo e l’evolversi dei criteri di giudizio, le scene considerate inaccettabili persero peso nelle valutazioni della critica e del pubblico, mentre emerse e assunse importanza la sostanziale drammaticità dell’opera. Nel 1987, a distanza di undici anni dalla condanna della Cassazione, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale (Bertolucci stesso ne aveva conservato clandestinamente una copia) e in seguito anche il passaggio in TV.

 

 

Sabato 18 ore 21.00

Talking About Trees - VERSIONE ORIGINALE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

di SuhaibGasmelbari (Sudan, 2019, 97’)

Riportare il cinema in Sudan. È l’obiettivo che si sono posti Ibrahim, Suleiman, Manar e Altayeb, amici da oltre 45 anni. Restituire il cinema a un Paese in cui non esistono più sale in attività, dove i bambini non conoscono nemmeno l’espressione “andare al cinema”. Vuol dire fisicamente ricreare le strutture, reinventare quello che nella maggior parte del mondo libero è dato per scontato: un’arte e un’industria che sono nate, si sono sviluppate e hanno attraversato crisi e momenti esaltanti ormai per oltre un secolo. TalkingAboutTrees del regista sudanese SuhaibGasmelbari al suo primo lungometraggio, selezionato nella sezione Panorama della Berlinale e vincitore del Premio del miglior documentario del festival, ripercorre quest’avventura emozionante ed eroica, ma anche ricca di humour.

Nel prologo di TalkingAboutTrees i quattro sono a lume di candela, la società elettrica nazionale ha staccato l’elettricità nella zona, quasi una metafora della negazione del cinema, che è luce. Le immagini si spostano su uno studio radiofonico. Ibrahim afferma che il cinema è un eroe “che può morire di morte naturale o essere ucciso da un traditore”. La polemica con il regime dittatoriale islamico è aperta, l’amore per la settima arte è profondo. In giro con un furgoncino scalcinato, arrivano al tramonto nelle piazzette dei villaggi, attaccano un telo sul muro. Bambini, donne e uomini arrivano e si siedono sulle sedie, in questo cinema improvvisato. Parte il proiettore, Tempi moderni di Charlie Chaplin, i bambini ridono. Il loro sogno però è proiettare in un grande e fatiscente teatro-cinema all’aperto da 5000 posti a Khartoum. “Niente sponsor o pubblicità, niente discorsi o ministri del governo”. Il proprietario del teatro (che si chiama Revolution Cinema) li autorizza a restaurarlo. Bisogna chiedere l’autorizzazione al comune ma anche al National Intelligence and Security. Scrivono al ministero della Cultura sul “mutuo interesse a rivitalizzare il cinema per attrarre i giovani”. Intanto bisogna trovare un proiettore da 10,000 lumen e uno schermo. Poi bisogna individuare cosa vuol vedere il pubblico, si fa un sondaggio. Si decide per DjangoUnchained di Quentin Tarantino. La Sicurezza Nazionale pone nuovi ostacoli, l’autorizzazione rimbalza alla “polizia della moralità” e alla “sicurezza politica”. Intanto il presidente Omar Al-Bashir viene riconfermato con il 94,5% dei voti a favore.

 

 

Domenica 19 ore 18.00

Giulio Andreotti. Il cinema visto da vicino

di Tatti Sanguineti (Italia, 2014, 94’)

Con Giulio Andreotti. Il cinema visto da vicino (2014), Tatti Sanguineti alterna il girato della più lunga intervista mai rilasciata dal politico democristiano con una minuziosa indagine d’archivio per ricostruire l’operato di Andreotti dal 1947 al 1953 come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo spettacolo. La narrazione si struttura attraverso la figura dell’antitesi, del doppio, di luci ed ombre, del tentativo di dare slancio alla produzione italiana e, al tempo stesso, di controllarla e ricondurla alle politiche culturali democristiane e della Guerra Fredda. La volontà è quella di problematizzare l’identificazione di Andreotti semplicemente con l’attacco ad Umberto D. (1952) e la celebre frase dei “panni sporchi” italiani che il film di De Sica e il Neorealismo in generale avrebbero mostrato all’estero con danno all’immagine nazionale.

 

Biblioteca multimediale Arturo Loria

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